Pochi ingressi autorizzati per l’anno prossimo

Nelle settimane scorse è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il nuovo decreto flussi di programmazione degli ingressi di lavoratori extracomunitari. Da parte del Ministero del Lavoro era stato affermato molto nettamente che non sarebbero stati autorizzati nuovi ingressi per lavoro, infatti «la domanda di lavoro attesa – si legge in una circolare – può essere ampliamente soddisfatta nell’ambito dei settori, dei territori, e dei profili richiesti, compreso il settore domestico, dall’offerta di lavoro disponibile, anche in assenza di una nuova programmazione di quote generali tramite i decreti flussi annuali».
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Nelle settimane scorse è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il nuovo decreto flussi di programmazione degli ingressi di lavoratori extracomunitari. Da parte del Ministero del Lavoro era stato affermato molto nettamente che non sarebbero stati autorizzati nuovi ingressi per lavoro, infatti «la domanda di lavoro attesa – si legge in una circolare – può essere ampliamente soddisfatta nell’ambito dei settori, dei territori, e dei profili richiesti, compreso il settore domestico, dall’offerta di lavoro disponibile, anche in assenza di una nuova programmazione di quote generali tramite i decreti flussi annuali».

Il decreto flussi ha tenuto fede a questa impostazione autorizzando l’ingresso di appena 200 lavoratori stranieri da impiegare nell’ambito dell’EXPO 2015 di Milano, di altri circa 2000 lavoratori autonomi in settori particolari e di appena 3000 lavoratori subordinati. Questa decisione avrà delle conseguenze immediate: anche per il prossimo anno, per cercare fortuna in Italia, resteranno aperti solo i canali d’ingresso irregolari. Cioè, chi vorrà entrare in Italia, sarà praticamente costretto a farlo senza documenti.

Il decreto flussi offre anche un’indicazione di politica migratoria che potrebbe trovare conferme nei prossimi anni. Infatti dei 3000 ingressi per lavoro potranno beneficiare solo quei lavoratori cha «abbiano completato programmi di formazione e di istruzione nei Paesi d’origine ai sensi dell’articolo 23» del testo unico sull’immigrazione. La norma in questione – art. 23 TU – di scarsa applicazione finora, promette in futuro di orientare la politica italiana degli ingressi per lavoro. In buona sostanza, saranno autorizzati a venire in Italia soltanto quei lavoratori stranieri residenti all’estero che, oltre a disporre di un’offerta di lavoro, abbiano beneficiato nei paesi di origine di attività formativa (approvata dal Ministero del lavoro) in ambito tecnico e/o culturale in materie quali l’educazione civica, il diritto, la conoscenza della lingua italiana.