«I senegalesi vanno in pensione?», comunicato stampa

Si è svolto a Roma il giorno 25 giugno 2014, nella prestigiosa sede istituzionale di Palazzo Marini, l’incontro dal titolo “I senegalesi vanno in pensione?”. L’iniziativa, promossa dalle associazioni Roma-Dakar, Progetto Diritti e Centre Doxandem, ha posto all’attenzione del pubblico e della politica il tema della stipula di una convenzione bilaterale tra Italia e Senegal a difesa dei diritti pensionistici dei lavoratori senegalesi in Italia.

Hanno partecipato ai lavori rappresentanti delle associazioni senegalesi a livello nazionale e locale, il mondo sindacale, studiosi italiani e senegalesi dei diritti sociali, oltre che l’Ambasciata del Senegal a Roma e alcuni esponenti del Parlamento italiano. In particolare la deputata Chiara Gribaudo, del Partito Democratico, ha dimostrato grande apertura e disponibilità a considerare il tema nell’ambito dell’agenda parlamentare, con l’organizzazione di audizioni o la scrittura di mozioni per impegnare il Governo. Anche il Ministro del Lavoro senegalese Mansour Sy ha inviato i suoi saluti agli organizzatori ed ha assicurato la propria attenzione al tema.

Infatti, come è stato evidenziato proprio nel corso della conferenza, i lavoratori senegalesi (e stranieri in generale) contribuiscono, come è giusto, alla casse dell’Inps pagando i contributi ma quasi mai riescono a raggiungere la pensione perché solitamente rientrano nel Paese di origine prima di aver raggiunto l’età o l’ammontare dei versamenti previsti dalla legge. Il risultato è che gli immigrati pagano ogni anno 7 miliardi di contributi ma non ricevono quasi nulla in termini di pensione. E’ impressionante constatare che, benché gli stranieri nel nostro Paese rappresentino circa il 13% della forza lavoro, percepiscono solo lo 0,2% delle pensioni complessivamente pagate dall’Inps!

Per di più, nel momento in cui lasciano definitivamente l’Italia, nemmeno possono percepire la cosiddetta “pensione sociale” che viene concessa a chi raggiunge i 65 anni di età, ma solo se risiede stabilmente in Italia. Il risultato è, per i senegalesi, quello di versare inutilmente i contributi senza poter mai ottenere una pensione, sia pure di piccola entità e calcolata sulla contribuzione versata. Non c’è che dire: un bell’incentivo al lavoro nero!

Per rimettere in equilibrio questa ingiustizia chiediamo che venga riattivato un vecchio strumento che sin dai primi anni del Novecento ha sempre accompagnato i processi migratori: quello della stipula di accordi bilaterali tra Paesi di emigrazione e Paesi di destinazione. Chiediamo che si arrivi finalmente a un accordo anche tra Italia e Senegal, che consenta finalmente ai lavoratori immigrati senegalesi di ottenere la loro giusta pensione nel momento in cui decidono di fare ritorno in Patria.

Si può leggere qui il testo della convenzione tra Italia e Senegal per lungo tempo discussa ma mai definitivamente approvata.

L’iniziativa del 25 giugno non è stata che l’inizio di una campagna volta a stimolare il dibattito e la riflessione fattiva su una questione che non può più essere rimandata.