Verso il Global Migration Compact: presentazione del documento preparatorio sulla posizione del Senegal – Luca Santini

Seguiamo con molto interesse il percorso verso il Global Migration Compact, un trattato o un insieme di trattati internazionali che mira a creare un contesto globale per una migrazione “sicura, ordinata e regolare”.

Il processo ha preso avvio con la Dichiarazione di New York per i Rifugiati e i Migranti, approvata nel settembre 2016 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Si tratta del riconoscimento del fatto che la questione delle migrazioni e dei rifugiati è entrata come uno dei temi principali nell’agenda politica internazionale.

Con l’approvazione della Dichiarazione i 193 Stati membri dell’Onu hanno riconosciuto la necessità di un approccio d’insieme alle esigenze della mobilità umana a livello globale. Gli impegni assunti dall’Assemblea vanno nel senso di:

  • proteggere la sicurezza, la dignità e I diritti fondamentali dei migranti indipendentemente dal loro status regolare o meno:
  • supportare i paesi attraversati o destinatari di un grande numero di rifugiati e di migranti;
  • integrare i migranti nelle comunità di ricezione, affrontando le loro necessità e le loro capacità e competenze;
  • combattere la xenofobia, il razzismo e ogni forma di discriminazione;
  • concepire dei protocolli operativi mirati per i migranti in situazione vulnerabile;
  • potenziare la governance globale delle migrazioni.

L’annesso II della Dichiarazione di New York ha messo in moto un vasto processo di consultazioni intergovernative e di negoziazioni che culminerà con l’adozione nel corso del 2018 di un Global Compact sulle migrazioni, nel contesto di una conferenza internazionale ad esso dedicata.

Proponiamo qui al lettore italiano il documento elaborato dal prof. Ndioro Ndiaye, consigliere presso la Presidenza della Repubblica senegalese, a conclusione dell’Atelier nazionale di consultazione sul Pacte mondial pour les migrations. Il documento riflette le preoccupazioni di un Paese investito da forti flussi di emigrazione, che quindi auspica in primo luogo la promozione “di un discorso più equilibrato e positivo sui migranti” allo scopo di favorire il rispetto dei loro diritti e della loro dignità.

Il Senegal chiede che vengano intensificate la attività di salvataggio in mare e che venga facilitato (o per meglio dire reso possibile) l’accesso a via legali di migrazione. Per i casi di migranti dispersi si addita la necessità di prendersi carico dei problemi dei familiari superstiti.

Il documento senegalese insiste in modo particolare sul deficit di conoscenza che circonda il fenomeno migratorio. Per questo si stabilisce la necessità di un maggiore sforzo nella creazione di dati statistici, con le seguenti indicazioni:

  • incoraggiare la ricerca e la produzione di dati statistici (quantitativi e qualitativi) sulle migrazioni nelle università e nei centri di ricerca;
  • rinforzare il ruolo delle istituzioni demografiche e di statistica nazionale e regionale per una migliore conoscenza del fenomeno migratorio;
  • inserire dei focus sulle migrazioni nei censimenti nazionali

La conoscenza deficitaria del fenomeno migratorio si riscontra anche con riguardo alla condizione nei migranti nei paesi di destinazione. Per questo il Senegal reputa necessario “condividere e discutere dei rapporti nazionali sulla condizione dei migranti in seno alla Commissione di Ginevra sui diritti umani”.

Grande rilievo viene dato agli interventi sulle cause strutturali delle migrazioni. In particolare viene sottolineata l’esigenza di pianificazione e di sviluppo delle zone a più forte potenziale migratorio. Le migrazioni, in tale contesto, dovranno essere sistematicamente prese in considerazione nelle politiche economiche nazionali e dovranno essere messe in opera delle opportunità formative per favorire l’emergere di alternative alla migrazione.

Vista da un Paese di ricezione dei flussi migratori come l’Italia appare molto interessante l’enfasi posta dal documento senegalese sulla creazione di un contesto internazionale di rapporti bilaterali equi tra gli Stati coinvolti. Nello specifico si addita la necessità di negoziare e ottenere degli accordi economici favorevoli agli interessi dei lavoratori migranti (è chiaro qui il riferimento alla questione del godimento dei diritti pensionistici) e si chiede che la concessione di fondi per l’aiuto allo sviluppo sia dissociata dall’imposizione di accordi di riammissione dei migranti irregolari.