Razzisti, è il terzo senegalese ucciso a Firenze

Ma che volete? Tornatevene a casa vostra». L’insulto buttato in faccia alla cugina di Idy Diène dal gestore di un bar del centro di Firenze è un fotogramma da conservare. Scattato a poche ore dall’omicidio dell’ambulante senegalese – naturalmente ad opera di «un pazzo» – offre uno spaccato di vita quotidiana più indicativo dei numeri elettorali. In questo collegio alla Camera il Pd ha preso il 43,2%, la destra il 25%, il M5S il 19%, e le due liste di sinistra più del 10%. Rispetto al buona parte del paese dovrebbe essere un’isola quantomeno abitabile. Quantomeno antirazzista. Errore.

All’indomani dell’omicidio di Idy Diène, a «fare notizia» sono le contestazioni al sindaco Nardella, che durante un presidio indetto da Anpi, Arci e Camera del Lavoro al ponte Vespucci, affollato da qualche centinaio di senegalesi (soprattutto) e italiani antirazzisti, viene preso a male parole, da qualche spintone, e sembra anche da un’evitabile sputo. «Un giovane dei centri sociali – resocontano le agenzie di stampa – si è avvicinato a Nardella, sputandogli addosso». Il sindaco ha subito fatto sapere: «Mi allontano perché non voglio diventare elemento di provocazioni, non possiamo accettare la violenza e gli insulti, la città ha il dovere di difendere i principi della democrazia e della convivenza».

Nel mentre i senegalesi si facevano sentire: «Gli italiani sono ignoranti e razzisti. Se era stato un nero a sparare a un bianco, chissà cosa succedeva». Invece succede (sempre) il contrario. Come sette anni fa, quando il suprematista di Casa Pound, Gianluca Casseri, ammazzò a freddo due ambulanti senegalesi. Tre omicidi pesantissimi, in una città che si vanta di essere una vetrina della bellezza nel mondo.

Il portavoce della comunità, Pap Diaw, ha chiesto scusa al sindaco. Mentre l’imam Izzedin Elzir convinceva i più arrabbiati a inghiottire anche questa. Difficile, perché Idy Diène era un parente e si era preso cura della vedova e della figlia di Samb Modou, uno degli ammazzati da Casseri in piazza Dalmazia. «Ora è successo di nuovo qui a Firenze – ha tirato le somme Mame Diarra Fam, deputata senegalese in presidio – è davvero un puro caso? Noi diciamo sempre la parola pace, ma vi sembra normale che accada a noi senegalesi? Credo che sia stato un omicidio premeditato».

Dopo l’omicidio, il procuratore Creazzo aveva invece cercato di allontanare il movente del razzismo: «Roberto Pirrone ha sparato (sette colpi, anche inseguendo la vittima, ndr) al primo che capitava, aveva problemi economici e voleva uccidersi». Poi però si scopre che l’assassino era anche un fanatico di armi, con regolare licenza. Che si lamentava degli immigrati che vivono nelle case popolari. Eccetera eccetera eccetera.

Da Palazzo Vecchio il Pd ha subito difeso Nardella: «Netta condanna per la vile aggressione». Proprio così. E quando il giorno prima un corteo spontaneo di senegalesi, addolorati e giustamente arrabbiati, ha buttato a terra una decina di «fioriere dell’antiterrorismo» in via Calzaiuoli, alcuni cestini dell’immondizia, un paio di motorini e qualche transenna, la reazione di Nardella era stata immediata: «I violenti vanno isolati, azioni del genere sono inaccettabili e incivili, oltre che irrispettose della memoria della vittima».

Il sindaco però non aveva trovato il tempo di convocare una rapida conferenza stampa per condannare l’omicidio e dare solidarietà alla comunità. Né si era fatto sentire – non si è mai sentito – il M5S. Quanto alla destra, è intervenuta quella “moderata” forzista: «Il comportamento dei senegalesi che hanno devastato alcune strade del centro è da veri irresponsabili. Ci auguriamo che chiedano scusa e paghino i danni». Sul fronte di sinistra, Rifondazione ha osservato: «Una vita umana non vale una fioriera, signor sindaco».

Infine, sullo storico sito Nove da Firenze, un altro fotogramma da conservare: «Nelle ore successive all’omicidio, sui social network, tanti fiorentini si sono divertiti a commentare la reazione dei senegalesi sulle fioriere. Con espressioni di odio razziale nei loro confronti, non riequilibrate dalle scarse parole di cordoglio per la morte del senegalese».

Articolo di Riccardo Chiari da il manifestoil manifesto